Pop philosophy

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Tra la cultura popolare e la filosofia c’è contraddizione o armonia? Per rispondere a questo quesito cerco intanto di definire cosa sia la pop philosophy, facendo ricorso anche al pensiero di filosofi che si sono interrogati su questo ossimoro.

Partiamo da cosa diceva uno dei più grandi pensatori del ‘900 Ludwig Wittgenstein «Il lavoro sulla filosofia è in verità più il lavoro su se stessi, sul proprio modo di pensare; sul proprio modo di vedere le cose».

La pop philosophy, così come la intende chi reputa che ci sia connessione e armonia tra la filosofia e il pop, non si occupa di un dibattito volto alla indagine sulla realtà, ma si occupa di migliorare ciò che si esperisce nella vita quotidiana. In altre parole si dedica all’esercizio di decifrare la vita.

In tal modo la filosofia “entra nelle pieghe del popolare, per porre delle domande”.

Nel quotidiano vivere siamo, senza accorgercene, dei “filosofi”, in quanto attraverso le problematiche che affrontiamo tutti i giorni, costruiamo dei ragionamenti profondamente filosofici su come vivere in questo mondo.

Il termine viene usato con una massiccia dose di autoironia, consapevoli che l’oggetto pop aiuterà a sviluppare pensiero, quindi andando oltre la sua funzione di illustrare la realtà.

Ci si potrebbe domandare, alla luce di quanto detto, visto che nel mondo ci siamo, senza necessità di riflettere su come si fa, che bisogno c’è allora di interrogarci per capire come stare meglio sulla terra?

Possiamo rispondere perché imparare a vivere, esserne pienamente consapevoli, significa imparare a fare della vita un’occasione di felicità e visto che è l’unica vita che ci è data forse ne vale la pena.

Come?

Ad esempio fugando le false idee, gli errori, i pregiudizi che condizionano il nostro vivere. Fare filosofia con la vita di tutti i giorni e per suo tramite imparare a stare al mondo, in questo modo la realtà che osserviamo ogni giorno assumerà nuove forme e strutture, nuove relazioni.

Le risposte sono dentro di noi ma abbiamo la necessità di comprenderle. Per far ciò dobbiamo metterci in contatto con la nostra umanità, che a volte può risultare intorpidita, a volte assopita e quindi va risvegliata perché sia in grado di rivelare il cammino da seguire.

Solo se si cambia modo di ragionare, si cambia modo di stare al mondo. La filosofia “educa la vista”, ovvero ci aiuta a comprendere che c’è sempre un altro modo di vedere le cose.

Abbiamo la necessità di individuare diverse vie per arrivare al punto prescelto e la filosofia può aiutare a disegnare nuove mappe, in quanto è pratica di vita, serve ad imparare, aiuta a rielaborare domande che ci poniamo ogni giorno, aiuta a mettere in luce le zone grigie. Problematizzare aiuta a trovare soluzioni.

Ma per migliorare il nostro essere filosofi, nella nostra quotidianità, dobbiamo lasciarci guidare, saper cogliere i linguaggi, che non è solo quello che parliamo, ma è l’enorme capacità d’espressione che ha l’essere umano, dalla pittura, alla musica, ai film. Ma attenzione per cogliere tutto ciò, in profondità, è necessario saper ascoltare e questo comporta la necessità di comprendere maggiormente anche i silenzi.

Tutto questo è possibile solo se approcciamo questo percorso, con la volontà di chi vuole imparare a crescere. Questo presuppone la curiosità di investigare la natura della realtà senza imporre pregiudizialmente le proprie prospettive.

Ciò che vediamo è ciò che percepiamo“.

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Fondatore di Per Formare - Agenzia per il lavoro e la formazione. Da pedagogista del lavoro interviene come facilitatore del cambiamento che caratterizza il mondo del lavoro nelle sue forme, paradigmi, contenuti, significati, valori e su come è in grado di influenzare e modificare le scelte, le progettualità, il carattere e l’identità delle persone che vi agiscono. Imprenditore per curiosità e non per caso. A 27 anni ha costituito insieme a due amici universitari la sua prima attività d’impresa.

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